Uber, Airbnb & co: la sharing economy e il prezzo del risparmio

Uber, Airbnb & co: la sharing economy e il prezzo del risparmio

Come funzionano app come Uber, Airbnb e MonkeyParking? Quali sono i loro vantaggi? Scopriamo i segreti della sharing economy, il nuovo sistema supportato da questi servizi e le loro app per smartphone.

Hai un colloquio di lavoro ma la sveglia non ha suonato e sei in ritardo. L’autobus non passa, in giro non ci sono taxi e, tra l’altro, non vuoi neanche spendere 40€, perché questo mese proprio non te lo puoi permettere. Perché non prendere un’auto con UberPOP?

Oppure: lavori come freelance e ultimamente sei un po’ in una fase di stallo. Le bollette e l’affitto sono però gli stessi. A casa hai una stanza libera con un bel letto matrimoniale che non usi mai, se non per gli ospiti. Vorresti affittarla per qualche week end per rientrare nelle spese. Hai già pensato ad Airbnb?

Uber, Airbnb, MonkeyParking, BlaBlaCar, TaskRabbit, EatWith e molti altri ancora costituiscono un nuovo sistema chiamato sharing economy basato sulla condivisione di beni e servizi tra utenti.

Ma procediamo con ordine. Vediamo come funziona questo insieme di servizi, quali sono i vantaggi e i rischi che corri.

Cos’è la sharing economy e come funziona

Tralasciando le definizioni che si possono trovare su Wikipedia, la sharing economy, o consumo collaborativo in italiano, è un sistema di scambio di beni o servizi che si basa quasi sempre sul web e su applicazioni per smartphone.

Ha molte forme diverse e le strutture su cui poggia possono essere tanto non-profit come a fini di lucro, ma i servizi che ne fanno parte hanno in comune lo scambio tra persona e persona, tanto che si parla frequentemente di economia peer-to-peer.

La sharing economy. Fonte immagine: TrustCloud

Anche se è un fenomeno che ha preso piede recentemente, la rubrica dell’Economist Schumpeter ne rintraccia l’origine nel celeberrimo software per condividere file Napster, che avrebbe “aiutato a ispirare la sharing economy, nella quale il software agisce come punto di contatto tra sconosciuti per condividere e scambiare cose”.

Le app della sharing economy: quali sono e a cosa servono?

I servizi che costituiscono la sharing economy sono moltissimi. I più famosi sono probabilmente Uber (per Android e iPhone), che con il servizio UberPOP permette ai proprietari di una macchina di improvvisarsi tassisti (per questo motivo lo sciopero europeo dei tassisti dell’11 giugno), e Airbnb (per Android e iPhone), che mette in contatto i proprietari di un appartamento con turisti o affittuari per brevi soggiorni.

In realtà ne esistono moltissimi altri: solo per spostarti in macchina ne abbiamo raccolti otto e questi non sono che i più famosi. Probabilmente avrai sentito parlare di BlaBlaCar (per Android e iPhone), la web app per viaggiare in macchina con altre persone e dividere le spese.

MobyPark serve a mettere in affitto il tuo parcheggio privato mentre non lo stai usando. MonkeyParking, invece, è un’app per vendere quel parcheggio per strada in centro che tanto hai faticato a trovare o per comprarne uno sotto casa quando torni da lavoro.

MonkeyParking è un’app per chiedere a tutti gli autisti in zona: “scusa esci dal parcheggio?” – leggi l’intervista a Paolo Dobrowolny

Ma questi servizi non si limitano agli spostamenti. TaskRabbit (per Android e iPhone) è come una specie di banca del tempo a pagamento, che ti permettere di mettere a disposizioni le tue conoscenze o di acquistare dei piccoli servizi dai tuoi vicini. Couchsurfing (per Android e iPhone), non ha invece alcuno scopo di lucro e serve ad offrire il tuo divano a viaggiatori o a dormire su un sofà in giro per il mondo.

Sito di CouchSurfing

Fon (per Android e iPhone) è una piattaforma per condividere la tua rete WiFi con gli iscritti al servizio e per usare a tua volta della loro connessione quando, ad esempio, sei in viaggio e non disponi del 3G. Con EatWith puoi ospitare persone a casa a cena o andare a mangiare da loro mentre su Yerdle puoi disfarti di cose che non ti servono più.

Questi servizi continuano a proliferare e la lista potrebbe continuare per chilometri ed essere aggiornata ogni settimana. Ma più interessante è sapere se dovresti usarle e perché.

Vantaggi e svantaggi dei servizi: c’è da fidarsi?

La radice comune dei servizi della sharing economy è quella della possibilità per il comune cittadino di risparmiare condividendo, ma anche di guadagnare qualche extra investendo un po’ del suo tempo o qualche bene di sua proprietà.

Come spiega anche il Country Manager di Airbnb Italy Matteo Stifanelli, “se hai una casa che usi poche settimane l’anno, puoi affittarla a turisti per rientrare delle spese.” E te che la prendi in affitto, dormire in un’altra città ad un prezzo più economico di un hotel o un residence.

Sito di Airbnb

Ma i vantaggi non si limitano alla convenienza per il portafogli. Secondo Stifanelli, “la sharing economy è un nuovo modo di accedere a beni e servizi più efficiente, che elimina gli sprechi e che ha un valore sociale. Viaggiare con Airbnb ti permette di avere esperienze uniche di visitare luoghi unici che non ti potresti permettere”.

La sharing economy è un nuovo modo più efficiente di accedere a beni e servizi che ha un valore sociale

In poche parole, oltre a guadagnare o risparmiare in termini prettamente economici, potresti anche fare nuove amicizie in un viaggio in macchina con BlaBlaCar, conoscere il tuo futuro partner mentre dormi sul suo divano di casa con Couchsurfing, essere introdotto alla vita locale di Istambul con Airbnb oppure arricchire le tue conoscenze grazie ai corsi di Coursera.

Ci sono però anche dei rischi legali che dipendono dalla legislazione del paese. Per esempio, usare UberPOP come autista a Milano, Barcellona e altre città è illegale, mentre non incorri in questo tipo di problemi nelle vesti di passeggero.

Sito di Uber

Affittare una casa per meno di 30 giorni senza che il proprietario vi risieda è illegale a New York e a San Francisco, così come lo è non pagare le tasse sull’immobile che affitti in molti altri luoghi. Ma anche con Airbnb non ci sono problemi per i consumatori del servizio.

In alcuni casi, la legge si è adeguata alle nuove esigenze create dal consumo collaborativo, come è accaduto ad Amsterdam e ad Amburgo, dove l’affitto a breve termine era illegale ma ora non lo è più.

Non si possono neanche sottovalutare i rischi di truffa insiti nella sharing economy. “Uno dei problemi fondamentali della sharing economy è la sicurezza, e anche per noi è una delle sfide, ma abbiamo lavorato molto su questo aspetto”, afferma Matteo Stifanelli.

Airbnb, ad esempio, non fa foto se casa tua è disordinata e, se ricevi feedback negativo dagli utenti, ti dà consigli per migliorare. Ma ci sono anche dei metodi per difendersi dalle truffe: “le recensioni degli utenti sono il fattore più importante”, dice Matteo Stifanelli, “io stesso sono molto selettivo e non prenoto se l’host non ha almeno 4 stelle [su 5 ndr]“. Ma lo stesso discorso vale per tutti i servizi della sharing economy.

Le recensioni sono la cosa più importante nella sharing economy

Con questi servizi hai però una sicurezza maggiore che, ad esempio, usandone uno clandestino. “Con EatWith – dice Ravi, utente a San Francisco – ci sono garanzie per chi ospita che i clienti si presentino e paghino davvero quando vengono a cena, mentre chi è ospite può fare affidamento sulla qualità del cibo, dato che il cuoco ha passato una selezione”.

Un’economia alternativa basata sull’interazione

Una delle differenze principali con il consumismo classico è il fatto che questi servizi si basano su una community che interagisce online e si scambia opinioni. “Airbnb non è un sito per annunci, non è un supermercato, è una community in cui la comunicazione tra persone è fondamentale, e questa è la sua forza.”

Per cui, oltre a cercare informazioni sul servizio in rete e sulle leggi del paese che lo riguardano, il miglior consiglio da tenere a mente quando stai usando queste applicazioni è quello di interagire con i membri di questa communtity, con la persona con la quale stai effettuando lo scambio e cercare di farti un’idea di quello a cui stai andando incontro. Il resto dipende anche da te!

Leggi anche BlaBlaCar & Co.: le app per trovare passaggi, taxi e car sharing

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