Milan Games Week e IGDS 2014: impressioni dalla fiera dei videogame

La Milan Games Week è l’evento su territorio nazionale più importante per i professionisti dell’industria videoludica. Io c’ero e sono qui a raccontarvi la mia esperienza e le mie riflessioni su quest’edizione 2014.

Ma, innanzitutto, cos’è esattamente la Games Week di Milano?

Durante le giornate in fiera si sviluppano incontri tra i professionisti del settore in cui grossi nomi dell’industria dei videogiochi e sviluppatori indipendenti si confrontano e discutono sullo stato del mercato.
La Games Week e l’IGDS (Italian Game Development Summit) offrono uno spazio importante ai grandi publisher internazionali, ovvero a chi sviluppa giochi con budget stratosferici, i cosiddetti giochi AAA. Allo stesso tempo è il luogo ideale in cui i piccoli studi indipendenti si fanno conoscere.

Alla Games Week gli indie hanno uno spazio importante e dispongono di un’area riservata in cui esporre i giochi, condividere opinioni e partecipare attivamente alle conferenze. Grazie al prezioso aiuto di Aesvi e di siti come Indie Vault, gli sviluppatori italiani stanno guadagnando l’attenzione dei media e delle case videoludiche più importanti.

Tanto la Games Week, come l’IGDS contenuto al suo interno, sono eventi necessari per unire e consolidare un’industria che, tuttavia, non riceve le adeguate attenzioni da parte delle istituzioni, come avviene invece in altri paesi come il Canada o l’Inghilterra ad esempio.

Così fun tutti, o no? Due tipi di divertimento agli antipodi

Forse il gioco di parole che apre questo paragrafo è un po’ criptico, ma posso assicurarvi che è il più sensato che mi è venuto in mente. Gli stand sono affollati di adolescenti, grandi e piccoli, in fila per farsi un selfie con la modella seduta sulla Lamborghini o con le scollatissime cheerleader di Sunset Overdrive.

È un tipo di fun, di divertimento appunto, che cattura gli occhi del giocatore più che il suo cuore. Sul gioco in sé si spalma l’erotismo onnipresente da salone espositivo che attira gli adolescenti, da qui il gioco di parole del nome di questo paragrafo.

Ma c’è anche un fun alternativo. Allo stand Microsoft dedicato ai giochi per Xbox, tra Forza Horizon 2 e Sunset Overdrive, si trova quella perla narrativa intitolata Nero dell’italianissima Storm in a Teacup.

Nero mi ha colpito per la sincerità con cui si sviluppa, per l’atmosfera che riesce a creare: suggestiva e misteriosa. Nonostante il rumore assordante che circondava la postazione e il delirio generale.

Un gioco in cui la storia, i suoni, la musica e le parole hanno un peso importante. L’immagine che segue è abbastanza eloquente e dimostra che il compito di un gioco è saper stupire. I giocatori più piccoli sembrano rapiti dal piacere della scoperta e dal gioco magico ma allo stesso intelligente. Trascurano la minigonna.

Immagine via Edalcar79

Nero non è l’unico gioco italiano che si ritaglia uno spazio tra i blockbuster. Passeggiando per le postazioni di gioco della Sony, tra i blasonati Bloodborne e Destiny, c’erano anche forma.8 e Futuridium EP di Mixed Bag.

Poco più in là potevi provare l’originalissimo Murasaky Baby di Ovosonico. Nello stand degli indie un gruppetto di giocatori si sfidava a In Space We Brawl, un classico gioco in local multiplayer realizzato da Forge Reply.

Ricucirsi una vetrina del genere non è facile, soprattutto per i piccoli team italiani composti nel migliore dei casi da 15 persone. Un successo di cui si è discusso molto nei talk dell’IGDS di quelle giornate. Un successo che dipende dalla volontà di essere originali, non necessariamente indipendenti.

Durante le conferenze gli interlocutori erano chiamati infatti a decifrare il concetto di indie. La parola “indipendente” oggi deve inevitabilmente confrontarsi con il mercato. L’emancipazione creativa e una visibilità globale, per i piccoli team italiani, pare fattibile solo con il supporto di un grosso publisher come Sony o Microsoft.

La lista di giochi si fa sempre più lunga

Passiamo ai fatti e parliamo di giochi. Cosa c’era alla Games Week. C’erano volti a voi già noti e qualche interessante curiosità. Giochi completi, in fase di lavorazione e prototipi. Tutti italiani.

Ecco alcuni nomi di cui sentirete parlare in futuro:

Red:Out: il gioco dello studio Torinese 34BigThings

Red:Out era uno dei titoli che più mi incuriosivano, perché adoro i giochi di corse futuristici. Ho provato il gioco sfidando Giuseppe Franchi, il game designer di 34BigThings. Mentre sfrecciavo a 800 km/h notavo una fluidità grafica impressionante, giochi di luce pazzeschi e tanto divertimento. Chissà al momento manca ancora un tocco originale che lo differenzi dai tanti titoli simili. Ma lascia ben sperare…

Song of Pan: il gioco realizzato da studio Balzo, con base a Firenze

Si tratta di un divertente puzzle platform che ho provato su tablet. Nel gioco controlli un personaggio mitologico per metà uomo e metà capra. Lo scopo è raccogliere le note che fluttuano sulle piattaforme e portare le pecore nella capanna. Un progetto interessante a livello grafico e che si presenta con un ottimo comparto audio. Complimenti a Dario Trovato per i suoni e a Balzo per questo gioco ideale per dispositivi mobile.

Fotonica: la corsa infinita di Santa Ragione

Il running game di Santa Ragione (autori di MirrorMoon EP) ha ormai i suoi anni sulle spalle, ma vale ancora la pena parlarne. Perché? Il gioco ora è disponibile per iOS e su Steam, quindi per Desktop, dove ha una bella modalità multiplayer. Il giocatore deve correre lungo delle piattaforme evitando di cadere nel vuoto. Calibrare il salto è impegnativo e la velocità di gioco è frenetica. Se non l’avete mai giocato, vi consiglio assolutamente di provare la vertigine di Fotonica.

Sleep Attack: come ti cambio il tower defense

Sleep Attack è un tower defense alternativo per iOS che a breve sarà disponibile anche per Android. Nel gioco di Bad Seed puoi ruotare il campo di battaglia alterando i percorsi dei nemici. Non mancano le torri e gli elementi strategici. Sleep Attack prova a “dare un giro” diverso a un genere che ormai ne ha viste di ogni tipo. Aggiungendo una maggiore dinamica nel controllo del campo di battaglia si aumenta la complessità strategica della sfida e, di conseguenza, il divertimento.

Tra gli altri giochi provati ci sono: Cave Cave Deus Videt, More Here Eye, Loading Human, Murasaki Baby, Futuridium EP, forma.8, Tonzilla, Loading Human, Twin Eye, DSMarvin.

Il futuro dei giochi in Italia è in buone mani

Parlando con tanti sviluppatori la sensazione che ho avuto è che c’è da aspettarsi una lotta coraggiosa, creativa e senza limiti geografici. Nel corridoio che ospitava gli indie si respirava un’aria di unità, di lotta comune per una giusta causa.

Mentre passeggio avanti e indietro per il corridoio, vedo sviluppatori e ragazzi parlare di giochi con entusiasmo, giocarci insieme e condividere qualche minuto di puro divertimento.

Li chiamano giochi indie, che sta per indipendenti. Una parola che spesso nel nostro paese fa rima con snob o hipster, un termine spesso frainteso e di cui si abusa spesso e volentieri. Eppure non ho mai visto tante risate e partite in local multiplayer come in quel corridoio.

Non c’era nessuna corsa alla transenna, non c’era ressa, non si sentivano parolacce e nessuno fremeva per provare il nuovo fucile da cecchino. Per dirla tutta, in nessuno dei giochi italiani di quel corridoio c’erano armi, e questa è già una notizia per chi segue il mondo dei videogiochi da vicino.

Se queste sono le persone che stanno costruendo l’industria in Italia potete dormire sonni tranquilli, siamo in buone mani.

Ecco come è andata l’anno scorso

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