Talking Angela: la storia di una bufala fasulla e di un successo vero

Talking Angela: la storia di una bufala fasulla e di un successo vero

Come un’app popolare si trasforma in una bufala virale. Ne parliamo con Outfit7, la entertainment company che produce l’applicazione.

Talking Angela è l’app per Android e iOS diventata, suo malgrado, protagonista della cronaca delle ultime settimane. Secondo una bufala circolata in rete, Talking Angela sarebbe un’esca utilizzata dai pedofili per ottenere dati sui bambini che la usano. Che si trattasse di informazioni infondate era ovvio. Meno semplice è capire come un’app evidentemente innocua come Talking Angela possa diventare la protagonista di un fenomeno virale.

Ne abbiamo parlato con la compagnia che sviluppa l’applicazione. Ecco cosa ci hanno raccontato da Outfit7 Alessandro Traverso, Chief Operating Officer, e Randeep Sidhu, Senior Brand Director.

Difficile immaginare cosa possa aver originato la bufala su Talking Angela, tanto per noi utenti come per la stessa Outfit7, che attribuisce la facilità con cui si sono diffuse le false informazioni all’estrema popolarità dell’applicazione, che attualmente ha superato la cifra dei 65 milioni di download.

talking angela

La bufala è nata un anno fa su Facebook tra i paesi di lingua inglese (probabilmente si è originata in Scozia) ma è esplosa solo recentemente. Il fatto che Talking Angela fosse così conosciuta ha contribuito alla viralità del fenomeno. Le persone sono infatti molto più propense a condividere sui social media informazioni (anche false) riguardo a cose popolari.

Quanto alle cause scatenanti, da Outfit7 la spiegazione che si dà è che l’Intelligenza Artificiale alla base di Talking Angela è talmente sviluppata da poter indurre a credere di star parlando con una persona vera. L’app è infatti in grado di dare risposte intelligenti e originali, basate anche sull’attualità, fino a risultati sorprendenti: se si parla di Justin Bieber, ad esempio, Angela dirà di non essere una Belieber. È insomma talmente intuitiva che può far pensare che a dare le risposte sia una persona in carne o ossa o, come sostiene la bufala, un pedofilo interessato a raccogliere informazioni sui bambini che la usano…

Ovviamente non è così:

“Talking Angela ha milioni di giocatori ogni giorno, sarebbe impossibile avere persone che in tempo reale possano chattare con tutti i nostri utenti!”.

La chat sarebbe quindi all’origine della falsa credenza. Ed in effetti Talking Angela è l’unica fra gli animaletti parlanti di Outfit7 ad offrire questa funzione. Neanche il celeberrimo Talking Tom può parlare in tempo reale con i suoi utenti come fa Angela.

Ma mentre nel mondo, e in rete, si diffondeva la bufala (alcuni addirittura sostenevano di poter vedere la sagoma di un uomo negli occhi di Angela), alcuni utenti si schieravano in prima persona in rete per difendere Talking Angela. Come ci hanno raccontato Traverso e Sidhu, c’era chi rispondeva cose come “è evidente che questa immagine è stata modificata con Photoshop”. Outfit7 si è limitata a rilasciare dichiarazioni ufficiali sulla vicenda e a rispondere alle domande dei giornalisti, ma non ha cercato di bloccare la diffusione virale della bufala: “avevamo i nostri utenti a difenderci”.

In ogni caso, Talking Angela dispone di una modalità Bambino, in cui l’applicazione non può chattare con l’utente. Outfit7 sta perfezionando ulteriormente questa modalità, rendendo più difficile il passaggio dalla Child Mode alla modalità normale (quella con chat). Nel futuro, per disattivare la modalità Bambino bisognerà inserire una password. Una misura extra di sicurezza che servirà a tranquillizzare ulteriormente i genitori dei tantissimi bambini che usano l’applicazione. La novità apparirà probabilmente verso Pasqua, in uno dei prossimi aggiornamenti di Talking Angela.

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Prima di quella data, Talking Angela viene comunque costantemente aggiornata e perfezionata. L’intero database delle conversazioni che è possibile fare con Angela è stato rivisto, e non c’è nessuna frase ambigua o sinistra che l’app può pronunciare. Le informazioni raccolte dall’applicazione servono solo ad Angela per interagire meglio durante la chat e vengono conservate esclusivamente sul telefono.

Quanto alla domanda se la bufala abbia contribuito al successo dell’applicazione, Traverso e Sidhu hanno le idee chiare:

“Talking Angela era già estremamente popolare prima che queste voci si diffondessero. Non abbiamo bisogno di questo tipo di pubblicità e non la cerchiamo. Creiamo app che possano essere usate da tutta la famiglia. Ci concentriamo solo sulla qualità e sullo sviluppo di buone applicazioni”.

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