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Telecamere di sicurezza: ora ti riconoscono dall’andatura prima del volto

La biometria della camminata funziona anche da lontano e di lato

Telecamere di sicurezza: ora ti riconoscono dall’andatura prima del volto

Kimley Jone Erno

  • 8 luglio 2026
  • Aggiornato: 8 luglio 2026 alle ore 13:56
Telecamere di sicurezza: ora ti riconoscono dall’andatura prima del volto

Riconoscimento dell’andatura: la biometria che può identificarti anche a distanza

Nelle ultime ore si è tornati a parlare di riconoscimento dell’andatura, cioè di quella forma di biometria che prova a identificare una persona dal modo in cui cammina. A riaccendere l’attenzione sono stati, da una parte, uno studio pubblicato sull’International Journal of Reasoning-based Intelligent Systems e, dall’altra, il confronto normativo aperto nel Regno Unito dal Biometrics and Forensic Ethics Group e a New York dal New York City Council. Il punto è questo: i sistemi di videosorveglianza potrebbero arrivare a riconoscerti anche quando volto, impronte o iride non si vedono bene. Il tuo modo di camminare sta diventando un identificatore biometrico sempre più utile, soprattutto nei casi in cui le telecamere ti riprendono da lontano, di lato oppure solo in parte.

Per chi lavora nella videosorveglianza, il vantaggio è abbastanza chiaro. Se il viso non si legge, il movimento del corpo può dire più cose del volto.

L’idea di base, in fondo, è semplice: ognuno ha una camminata propria, fatta di ritmo, lunghezza del passo, rotazione degli arti, flessione delle articolazioni. Se questi elementi vengono analizzati insieme, un sistema può provare a riconoscerti anche quando la faccia non è distinguibile.

È qui che l’andatura ha un vantaggio operativo rispetto al riconoscimento facciale: si può analizzare da più lontano, anche da angolazioni laterali, e persino quando una parte del corpo è coperta o fuori campo.

Per molte reti di telecamere, urbane o aziendali, è una possibilità molto interessante. Sul piano delle regole, però, una linea definitiva ancora non c’è. Nel Regno Unito il Biometrics and Forensic Ethics Group sta esaminando la questione; a New York, invece, una proposta del New York City Council punta a inserire i pattern di andatura tra le informazioni personali identificabili.

Intanto lo studio pubblicato sull’International Journal of Reasoning-based Intelligent Systems ha messo sul tavolo diversi risultati che vanno proprio in questa direzione. Il sistema descritto si chiama SKDMap-Net e, stando al paper, ha raggiunto un’accuratezza del 95,8% su un dataset importante dedicato all’andatura. Su un secondo dataset, più difficile e più vicino a situazioni reali, ha ottenuto un’accuratezza Rank-1 dell’83,7%.

Il passaggio davvero interessante sta nel metodo. SKDMap-Net non si limita al contorno esterno del corpo: segue nel tempo una serie di punti scheletrici in movimento.

In pratica guarda come si piegano le articolazioni, come ruotano gli arti, il ritmo della falcata, la coordinazione generale del corpo. E se qualche parte non si vede, il sistema può spostare più attenzione su quelle che restano nell’inquadratura.

SKDMap-Net, comunque, non è un episodio isolato. Altri studi sul tema hanno riportato risultati molto alti, in qualche caso vicini al 100%, almeno quando le condizioni sono controllate.

Anche alcune aziende si stanno muovendo in questa direzione. Watrix, per esempio, ha dichiarato accuratezze fino al 96%, mentre dalla Cina sono stati segnalati sistemi in grado di identificare persone fino a 50 metri di distanza, anche con il volto coperto.

Questo spiega abbastanza bene perché il mercato stia accelerando. Secondo alcune stime, il settore della biometria dell’andatura valeva circa 1,25 miliardi nel 2024 e potrebbe arrivare a 3,41 miliardi entro il 2032.

E non c’è solo la sicurezza. Le possibili applicazioni toccano anche l’ambito sanitario, dal monitoraggio del Parkinson ai sistemi di assistenza per gli anziani.

Restano però diversi nodi aperti. Gli esperti parlano di bias, sorveglianza pervasiva e rischio di misclassificazione. Proprio perché l’andatura rientra nelle biometrie comportamentali, una persona potrebbe essere riconosciuta o seguita in uno spazio pubblico senza aver dato alcun consenso, anche se il volto è oscurato o se i filmati grezzi non vengono conservati.

Le regole, per ora, rincorrono la tecnologia. E se fin qui l’attenzione si è concentrata quasi tutta sul volto, presto il punto potrebbe spostarsi anche su un’altra domanda: chi può riconoscerti dal modo in cui cammini?

Il nodo, quindi, è prima di tutto etico: siamo disposti ad accettare che una telecamera usi il tuo modo di camminare per riconoscerti e seguirti nello spazio pubblico anche senza il tuo consenso?

Kimley Jone Erno

Kimley Erno è editor presso Softonic con otto anni di esperienza professionale. Prima di dedicarsi alla tecnologia, ha scritto recensioni cinematografiche e teatrali e ha sviluppato editoriali di brand per piattaforme e-commerce.

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