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“Non sei mai un maestro, sei sempre un apprendista”. Guillermo del Toro parla chiaro sull’IA

Per il regista crea solo permutazioni di idee già esistenti

“Non sei mai un maestro, sei sempre un apprendista”. Guillermo del Toro parla chiaro sull’IA

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  • 11 settembre 2026
  • Aggiornato: 11 settembre 2026 alle ore 10:41
“Non sei mai un maestro, sei sempre un apprendista”. Guillermo del Toro parla chiaro sull’IA

Può darsi che non ci sia nessuno al mondo che odi l’IA più di Guillermo del Toro. Il regista di Pinochio, Il labirinto del fauno e La forma dell’acqua, tra molte altre, aborre con tale forza l’IA generativa che non perde occasione per farla a pezzi. Non gli mancano le ragioni: oltre all’impatto ambientale, Del Toro, che si considera un artista puro (perché, be’, lo è) non è disposto a vivere in balia di quello che salta in mente a una macchinetta.

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IO odio l’IA

Anche se ci avevano promesso che ci avrebbe cambiato la vita e avrebbe tolto il lavoro a tutti, per il momento l’IA generativa, finora, ha prodotto soprattutto terribili poster marroncini, simbolo di un’immaginazione praticamente nulla. E Del Toro non è disposto a lasciarsi trascinare dal messaggio trionfalista degli oligarchi, soprattutto se sei un artista.

“L’IA ti aiuta ad arrivare a metà di una buona idea davvero in fretta, ma c’è una dialettica con il processo che ti porterà al 10% superiore. La triangolazione con cui sono arrivato ad alcune delle mie idee migliori è avvenuta solo perché ho passato uno o due mesi a conviverci. E non sono lineari. L’IA è un motore super-rapido che fa permutazioni semi-consce di cose che già esistono. Creare significa far nascere cose che non sono mai esistite”, ha detto, con tutte le ragioni del mondo. Vai a dire a Guillermo del Toro di usare ChatGPT, dai.

In più, l’autore ha dichiarato che “L’altra cosa è la perdita dell’esperienza che si fa da apprendista. Non sei mai un maestro, sei sempre un apprendista. E scoprirai che il 30% di una grande immagine nasce per caso. Una goccia d’acqua finisce sull’obiettivo, o la macchina da presa si muove. Come mi ha detto James Cameron, ‘il pubblico crede che un’immagine sia reale se c’è un imprevisto’. È vero. E sono d’accordo. L’imprevisto è vitale. E i migliori imprevisti sono cose che non ti aspetti. Semplicemente nasce dall’interazione con la realtà”. Segnatevelo, perché forse questo è l’ultimo artigiano del cinema, incapace di inginocchiarsi davanti al presunto nuovo grande futuro che ci hanno dipinto pochi multimiliardari. Che possa continuare a raccontare le sue cose ancora per molto, moltissimo tempo.

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