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La “caduta degli influencer”. Sta davvero succedendo o sono solo illusioni?

I numeri parlano di un calo lieve, non di un crollo

La “caduta degli influencer”. Sta davvero succedendo o sono solo illusioni?

Randy Meeks

  • 1 settembre 2026
  • Aggiornato: 1 settembre 2026 alle ore 08:48
La “caduta degli influencer”. Sta davvero succedendo o sono solo illusioni?

Tutto è iniziato con un video in cui una ragazza si lamentava via Stories del fatto di aver avuto solo un mese di vacanze invece di tre, “come tutti”. E allora, il mondo di Internet è esploso. Le sponsorizzazioni, le vacanze nell’hotelino a spese pagate, i video che si lamentano della politica quando non hanno nemmeno mosso un dito per ciò che dicono di difendere… L’equivalente digitale di assaltare il castello dei nobili con picche e torce e chiedere la testa degli influencer. È stata una cosa talmente grossa che perfino gli influencer stessi hanno iniziato a buttare la palla in tribuna, definendosi “creatori di contenuti” e chiedendo la caduta “dei cattivi”. Cioè, di quelli che non sono loro. Uno spettacolo penoso (da parte loro) che alla fine è servito… a qualcosa?

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L’ora dei cattivi

Alla fine, si pareggiano i conti. Magari li segui solo per ridere di loro, o perché credi davvero che quella crema antirughe sia quella che usano la sera, o perché sono come parte della tua famiglia. La “caduta” degli influencer, alla prova dei numeri, è stata un piccolo dosso sulla strada che serve da avvertimento per il futuro: non tutto vale. Andateci piano. Ovviamente, a María Pombo o Lola Lolita importerà ben poco, ma, effettivamente, ci sono alcuni account, pochi, a cui ha fatto davvero male. Non abbastanza da restare senza pubblicità, questo sì.

RoRo, dopo la Velada, ha perso 827.000 follower, un 5,5% che dovrebbe tenere i brand un po’ in tensione: perché collaborare con qualcuno in pieno declino? È questo che dovrebbero chiedersi anche tutti quelli che vogliono fare qualcosa con Aruberuto Makoto, il primo influencer a combinarla grossa dopo la famosa “caduta”, che dimostra la tesi di questo post: la gente non gliene farà più passare una. Da quando ha cercato di spingersi oltre con una sconosciuta in Giappone e sono arrivate le sue penose scuse, ha perso il 4% del suo pubblico, cioè 11.530 follower. Può non sembrare molto, ma che succeda in una sola settimana è una follia.

La maggior parte, a essere onesti, non se n’è nemmeno accorta: sì, magari l’engagement cala per qualche giorno e se ne vanno un paio di migliaia di follower (nel caso di Peldanyos, per esempio, solo 2192). Purtroppo, credo che la famosa “caduta” arrivi solo fin qui. Se un “creatore” come JWulen, che è stato smascherato da un video come plagiatore e ha fatto scalpore sul web, ha perso appena 71.000 follower (su 5 milioni), allora è tutto perduto. Sì, molti influencer comprano follower (ed è il motivo per cui nascondono i like), ma dà l’impressione che, ancora una volta, l’ecatombe sia arrivata, sia esplosa e sia finita nella nostra piccola bolla.

A seconda di con chi parli nei vari uffici marketing ti diranno cose molto diverse sull’influencer marketing: c’è chi ha speso un patrimonio per una story che non ha avuto nemmeno una conversione e chi ha guadagnato dieci volte quello che aveva speso con quella. Qualcuno si comprerà un profumo perché Natalia Palacios, con #adv di mezzo, decreta che profuma di fragola?

Gli influencer, che un tempo facevano parte della quotidianità di milioni di persone che avevano con loro un rapporto quasi di amicizia (a senso unico, chiaro), sono diventati la nostra cronaca rosa 2.0, ed è l’unica cosa che interessi: con chi stanno insieme, chi difendono, chi odiano, con chi hanno figli. Se mentono o se dicono la verità, se dicono sciocchezze oppure no. Sono il nostro pane e circo, i nostri buffoni, che si stanno portando via soldi a palate mentre fanno i giocolieri. Non può esserci una caduta (al di là di quella meramente aneddotica) quando esiste un rapporto parasociale. È triste, a sentirlo.

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