Internet addiction. Esiste davvero la dipendenza da internet?

Dipendenza da internet, retomania, internet addiction. Il fenomeno ha tanti nomi ma solo una (apparente) causa: internet. E tutti, dal web surfer più spericolato fino alla più pacifica delle casalinghe a 56K, sono periodicamente colti dall’atroce sospetto:
Passo troppo tempo in rete?

Prendiamo me, per esempio. Sono online per circa 12 ore della mia giornata, e sto arrotondando in difetto… Vivo tra PC, smartphone e qualunque altro dispositivo che si possa connettere ad una rete. Tolta la lavatrice e, per ora, il frigo, quasi tutto quello che mi circonda è online.

E quasi tutti quelli che mi circondano sono online: su Facebook, su Twitter, su Instagram, su Pinterest… Nella chat di Gmail, in videoconferenza su Skype, in una partita infuocata di Draw Something. Tutti lì, più connessi che mai, whatsappandomi, videochiamandomi, taggandomi. Alcuni, i più spudorati, persino google-plussandomi.

Sono io addicted alla rete? E lo sei tu, tecnologico lettore? Tu che passi le tue giornate tra notizie online, Facebook, video in streaming, programmi, app da scaricare e chi più ne ha più ne clicchi… sei un internet dipendente?

Prima di correre terrorizzati a disdire l’abbonamento ADSL, cancellarci da tutti i social network e scaraventare dal balcone lo smartphone da 400 euro appena comprato, possiamo cercare di capire se questa benedetta internet addiction esiste davvero o è solo il frutto di un po’ di tecnofobia… 

Cos’è la dipendenza da internet? Da uno scherzo a fobia collettiva

Si definisce genericamente internet addiction l’uso eccessivo di internet e delle tecnologie associate alla rete. Un eccesso che arriva a compromettere significativamente la vita quotidiana e che genera (o è causato da) problemi psicologici. Non esiste una definizione univoca di questo presunto disturbo della personalità. La prima apparizione del termine risale al 1995, e fu inventata da un medico statunitense, Ivan Goldberg, che la usò per uno scherzo.

Ma l’origine ironica del termine si perse presto per strada, e l’espressione internet addiction continuò a circolare, finendo per trasformarsi da scherzo innocente a “vera” patologia. In ambito clinico, tuttavia, la dipendenza da internet non è una malattia ufficialmente riconosciuta. Nel DSM, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali usato da psichiatri e psicoterapeuti in tutto il mondo, non se ne fa menzione. E nessuna associazione medica ha finora riconosciuto l’esistenza della “dipendenza da internet”.

Non so se esiste, ma io ce l’ho!

Quello che però è certo è che si può fare un uso compulsivo della tecnologia. Controllare ossessivamente le email ogni 2 minuti, stare sui social network tutto il giorno e tutta la notte, camminare per strada con gli occhi incollati allo smartphone, stare 72 ore chiusi in casa per una maratona di Call of Duty…

Può capitare di stare incollati a monitor e touchscreen troppo tempo, ma se per non rinunciare a internet ci si sorprende a rifiutare l’invito di un amico, allora forse bisogna cominciare a farsi qualche domanda.

L’internet addiction non è una malattia contagiosa, non la prendi frequentando altri internet addicted, non è un virus. Non è una malattia, semplicemente. L’uso ossessivo della rete però può essere il sintomo di un disturbo più profondo, come una difficoltà relazionale o l’incapacità di staccare. Ma non spaventiamoci con paroloni. Nella stragrande maggioranza dei casi non sei drogato di internet come i giornali cercano di farti credere più o meno una volta al mese (quando non sono impegnati a farci sentire troppo pigri o troppo stressati o afflitti da sindrome del tunnel carpiale); semplicemente passi molto tempo online.

Il confine è sottile: sta a te stabilire quanto è questo “molto”. E quando è troppo.

C’è tutto un mondo intorno!

Internet è diventato un punto di riferimento, uno strumento di lavoro, comunicazione e divertimento. Si può stare online tutto il giorno  ma avere una vita sociale piena e soddisfacente.

Se però senti che il tuo utilizzo di internet è eccessivo, o se gli amici ti dicono che passi troppo tempo davanti allo schermo del computer, allora devi adottare alcune contromisure:

Quel vecchio mondo là fuori, analogico e offline, offre ancora un vasto repertorio di esseri umani in carne ed ossa, con facce, mani, occhi, bocche, parole, idee e sentimenti. Quel vecchio mondo e quei vecchi esseri umani non hanno aggiornamenti di sistema, non migliorano con il passare delle release, non ti dicono che tempo fa in Mississipi a quest’ora. Ma sono ancora divertentissimi, anche offline. Soprattutto offline. Meglio non dimenticarsene!

E tu, pensi che esista la dipendenza da internet?

[Adattamento di un articolo originale di Fabrizio Ferri-Benedetti per Softonic ES]

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