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Il ‘GTA’ che fu un’esclusiva Nintendo e causò una polemica monumentale nel 2009

Chinatown Wars su DS scatenò proteste per la violenza

Il ‘GTA’ che fu un’esclusiva Nintendo e causò una polemica monumentale nel 2009

Randy Meeks

  • 17 agosto 2026
  • Aggiornato: 17 agosto 2026 alle ore 09:22
Il ‘GTA’ che fu un’esclusiva Nintendo e causò una polemica monumentale nel 2009

Il 19 novembre, nessuno su Internet parlerà d’altro. Sarà poco meno che un evento capace di attraversare generazioni, gusti, hobby e paesi: parlo, certo, dell’uscita di GTA 6, che arriva per placare l’incazzatura contro Sony e la sua decisione di lanciare i giochi solo in digitale. Naturalmente, il gioco avrà problemi di lancio, bug che si sistemeranno con una patch e, come da classico della saga, polemiche assurde. Non è che il franchise sia proprio novellino quanto alla rabbia del pubblico (eh, Hot Coffee?), ma forse il momento più alto e più assurdo di questa sinfonia della polemica arrivò nel 2009, quando su Nintendo DS si impuntarono per avere il loro GTA… e fu accolto maluccio.

Ma nessuno penserà ai bambini!?

Anche se i primi due GTA ebbero versioni per Game Boy Color (da vedere per non credere) e Game Boy Advance ebbe il suo titolo tutto suo (e mediocre), la verità è che Nintendo è rimasta più o meno lontana dalla saga. Nemmeno GTA V, che è apparso su tutte le console casalinghe di Sony e Microsoft dai tempi di PS3 e Xbox 360, è apparso neanche di striscio su Switch. Ma certo: nel 2009, la Grande N voleva anche il suo gioco che si vendesse come il pane per la portatile del momento, il DS. E ovviamente Rockstar si mise al lavoro: dopotutto, avevano già pubblicato titoli per PSP e sapevano a cosa andavano incontro.

È così che nacque Chinatown Wars, un gioco che rimase in sviluppo per due anni e con cui cercarono di aumentare l’offerta di giochi per adulti su Nintendo DS. Più o meno si sapeva cosa ci si sarebbe trovato: un paio di sparatorie qua, una rapina là, la polizia che ti insegue… Fin lì tutto normale. Perfino i genitori statunitensi, sempre timorosi per quello che i loro figli possano vedere o usare, stavano tranquilli al riguardo. C’era solo un problema: nella sua trama più o meno sordida, avevano introdotto un minigioco di spaccio!

“Cocktail Molotov? Perfetto. Morti violente? Come no. Traffico di droga? Come vi salta in mente di pervertire i nostri poveri figli!”. Questo è quello che devono aver detto quelli che iniziarono le proteste contro Chinatown Wars per colpa di quel minigioco in cui si poteva spacciare eroina, ecstasy, acido, marijuana, cocaina e tranquillanti. Quelli di Drugsline, l’associazione senza scopo di lucro contro l’abuso di droghe, affermarono che “La spettacolarizzazione non aiuta il nostro lavoro mentre cerchiamo di educare i bambini ai problemi legati alle sostanze”. Quasi nessuno fece granché, e anni dopo, con la polemica già dimenticata, sulla rivista VICE fecero una cosa incredibile: chiedere a uno spacciatore vero se il gioco fosse abbastanza realistico.

La verità è che era semplice: compravi a un prezzo, vendevi a un altro, guadagnavi più soldi e a seconda del quartiere il prezzo cambiava. E lo spacciatore in questione affermava che, be’, sì, era abbastanza reale: “Spacciare droga è facile, davvero, e nonostante sia un mercato nero, è un mercato. Se qualcuno ti offre un affare troppo bello per essere vero, c’è sempre un motivo”. È possibile, certo, che nemmeno in Rockstar stessero pensando al realismo del loro gioco sull’essere uno spacciatore di ecstasy.

Detto questo, nello studio avevano qualcosa da dire a tutti quelli che si lamentarono: “Volevamo inserire un minigioco sul traffico di droga in molti dei giochi di GTA. Funziona bene con lo spirito di GTA, con il guidare sulla mappa, e ti dà un’altra cosa a cui pensare, un ulteriore tassello per tenerti motivato. Non può essere addolcito per renderlo adatto alle famiglie, non è questo il gioco che stiamo facendo. In quel periodo, il parlamento di Singapore arrivò a discutere se la vendita di GTA IV dovesse essere legale, dopo che un omicidio fu collegato al videogioco. Insomma, era una polemica al giorno.

Tra l’altro, Chinatown Wars andò malissimo nelle vendite (all’epoca dissero che era colpa della pirateria) e poco dopo apparve su PSP con grafica rinnovata, oltre che su mobile. Curiosamente, continua a essere uno dei pochi titoli che non ha avuto una riedizione su console casalinghe. Forse quando si calmeranno le acque con l’arrivo di GTA 6 sarà il momento di tornare a vedere se il minigioco in questione era davvero così terribile per i ragazzini?

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