IA

Cina, corsa all’AI: i colossi tech cercano talenti già nelle scuole

La carenza di competenze spinge il reclutamento prima dell’università

Cina, corsa all’AI: i colossi tech cercano talenti già nelle scuole

Jezca Felarca

  • 22 luglio 2026
  • Aggiornato: 22 luglio 2026 alle ore 11:37
Cina, corsa all’AI: i colossi tech cercano talenti già nelle scuole

Cina, la corsa ai talenti dell’intelligenza artificiale comincia sempre prima

Python Scarica

In Cina i grandi gruppi tech stanno spostando la caccia ai talenti dell’intelligenza artificiale molto più a monte, ben prima dell’università, nel tentativo di ridurre la mancanza di competenze in uno dei settori che il Paese considera più strategici. La laurea non è più il primo traguardo da aspettare: sempre più spesso l’attenzione si sposta sugli adolescenti, da formare con largo anticipo, così da mettere le mani su competenze rare in un mercato del lavoro che corre più in fretta dei percorsi formativi tradizionali.

Il segnale più visibile arriva da Hangzhou: qui un tredicenne, già vincitore di competizioni nazionali dedicate all’intelligenza artificiale, è diventato un piccolo caso mediatico e ha raccolto oltre 136.000 follower online.

Non è un dettaglio folkloristico, né la classica storia curiosa da social. Il caso del ragazzo di Hangzhou racconta altro: un mercato del lavoro che si muove a una velocità tale da abbassare in modo netto l’età del reclutamento.

Perché la Cina recluta talenti dell’intelligenza artificiale sempre prima

Alla base c’è una carenza enorme di profili qualificati. Secondo McKinsey, entro il 2030 la Cina potrebbe trovarsi con un buco di 5 milioni di lavoratori specializzati nell’intelligenza artificiale.

Il problema si vede già adesso. Le offerte di lavoro sono più dei candidati davvero preparati e, per questo, aziende e investitori stanno aprendo canali di reclutamento molto più anticipati rispetto a prima.

Scratch Scarica

La domanda, nel frattempo, sta esplodendo in tutto il mercato. Nei primi cinque mesi dell’anno, quasi 4 annunci di lavoro su 10 rivolti ai neolaureati erano collegati all’intelligenza artificiale.

Basta questo numero per capire dove sta andando il mercato. Queste competenze non servono più soltanto nei laboratori di ricerca: ormai toccano il software, la mobilità elettrica, la manifattura avanzata, i servizi digitali.

Dai camp estivi ai posti garantiti: come si muovono le aziende

Tencent ha lanciato camp e programmi formativi pensati apposta per studenti tra i 13 e i 18 anni. ByteDance, invece, attraverso un programma di ricerca cofondato dal suo fondatore Zhang Yiming, seleziona appena 30 studenti all’anno come tirocinanti a tempo pieno.

Geely si è spinta ancora più in là: recluta direttamente dalle scuole superiori, forma i ragazzi sull’intelligenza artificiale e sui veicoli elettrici e promette poi un impiego con una retribuzione iniziale paragonabile a quella dei laureati.

C’è poi il caso MiniMax, utile per capire come sta cambiando il criterio di selezione. L’azienda ha detto di non considerare più il titolo universitario un requisito rigido e di dare invece più peso alla curiosità, al talento ancora grezzo e alla capacità di imparare in fretta.

Se allunghi lo sguardo oltre la Cina, la direzione è quella. Anche nella Silicon Valley diverse figure di primo piano hanno rimesso in discussione il valore del percorso accademico tradizionale come filtro assoluto.

La strategia nazionale e il nodo della fuga dei cervelli

La spinta delle aziende si inserisce dentro una strategia più ampia del governo cinese, che vuole diventare leader mondiale dell’intelligenza artificiale entro il 2030. Il piano nazionale “AI Plus Education Action Plan” porta queste competenze dentro la scuola e, da settembre 2025, Pechino richiederà ad alunni e studenti delle scuole primarie e secondarie almeno 8 ore di lezioni dedicate per ogni anno scolastico.

Il paradosso è che la Cina i talenti d’élite già li forma, in gran numero, ma poi fa fatica a trattenerli. Nel 2024 il 38% dei ricercatori di più alto livello nel settore aveva completato la laurea triennale in Cina, ma solo l’11% di loro è rimasto successivamente a lavorare nel Paese.

La corsa ai giovanissimi, però, non convince tutti. C’è chi sostiene che i candidati più giovani portino più creatività e meno rigidità mentale, ma sui social lo scetticismo non manca: alcuni utenti hanno ironizzato dicendo che presto le aziende inizieranno a reclutare “direttamente dalla sala parto”.

La battuta fa sorridere, ma sotto c’è una preoccupazione concreta. E il punto, in fondo, è tutto qui: quanto presto è troppo presto quando la pressione del mercato entra nelle aule scolastiche?

Segui su Twitter @LauraCeridono.

Ultimi Articoli

Caricamento del prossimo articolo

Accesso a Softonic effettuato come