Chatbot e HalluSquatting: i domini inventati finiscono nelle mani dei criminali
Unit 42 rileva 13mila link malevoli e 250mila domini liberi

- 8 luglio 2026
- Aggiornato: 8 luglio 2026 alle ore 08:49

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Nelle ultime ore Unit 42 di Palo Alto Networks ha confermato un punto che finora sembrava quasi teorico: l’HalluSquatting, cioè la registrazione di domini web inventati dai chatbot ma abbastanza credibili da sembrare autentici, potrebbe già essere nelle mani dei criminali. L’idea è semplice, e proprio per questo pericolosa: trasformare le allucinazioni dei modelli linguistici in infrastrutture malevole vere e proprie.
Secondo l’analisi di Unit 42 di Palo Alto Networks, non serve più compromettere un sito legittimo. In molti casi basta lasciare che un modello linguistico si inventi un indirizzo web plausibile, poi registrarlo prima che lo faccia qualcun altro.
I numeri danno già la misura del problema. Analizzando 2,1 milioni di URL generati da due modelli linguistici in relazione a 913 marchi internazionali, i ricercatori di Unit 42 hanno confermato oltre 13.000 link malevoli e trovato circa 250.000 domini inventati ma ancora liberi.
Cos’è l’HalluSquatting e perché funziona
Il meccanismo, in fondo, è molto lineare. Quando questi sistemi non sanno davvero cosa rispondere, spesso non si fermano con un “non lo so”. Producono comunque qualcosa che suona plausibile. Può essere un sito di assistenza, una pagina di login, il link per scaricare un software o persino il nome di un pacchetto destinato agli sviluppatori. Se quell’indirizzo non esiste ancora, un criminale può registrarlo e aspettare che utenti o processi automatici ci finiscano sopra.
E qui sta il punto: la fiducia. Un URL che sembra coerente con un marchio conosciuto o con una libreria software, a un primo sguardo, può sembrarti del tutto legittimo.
C’è poi un dettaglio che pesa parecchio. Secondo i ricercatori di Unit 42, modelli diversi tendono spesso a inventare gli stessi domini. Questo rende i bersagli più prevedibili, e quindi più facili da registrare e preparare in anticipo.
Per ora non ci sono commenti ufficiali da parte delle aziende dietro i modelli analizzati nella ricerca di Unit 42.
phishing, malware e attacchi alla supply chain
Gli usi pratici sono tanti, e tutti piuttosto concreti. Un dominio fantasma può ospitare una pagina di phishing pensata per rubare password, un falso portale di supporto costruito per sottrarre dati personali, oppure un file infetto usato per diffondere malware.
Lo stesso schema può colpire anche il software. Se un assistente generativo ti suggerisce un pacchetto inesistente, un attaccante può pubblicarne uno malevolo con quel nome e colpire la supply chain del software.
Unit 42 di Palo Alto Networks ha comunque pubblicato diversi elementi che vanno in questa direzione. I ricercatori citano anche un caso documentato in cui un aggressore ha usato un assistente per scrivere codice utile a costruire un kit di phishing collegato proprio a un dominio “previsto” dal modello.
Perché le difese tradizionali fanno fatica
Questi domini partono con un vantaggio tattico non da poco: essendo appena registrati, spesso non si portano dietro una reputazione negativa. E questo gli permette di passare più facilmente attraverso filtri e sistemi di difesa basati sulla storia del dominio o su blacklist già consolidate.
Per i controlli automatici, almeno nelle prime fasi della campagna, la minaccia arriva quasi “pulita”.
Il rischio botnet resta plausibile, ma ancora poco documentato
Se il malware distribuito con questa tecnica riesce a infettare abbastanza dispositivi, in teoria può servire anche a costruire reti di macchine compromesse. È uno scenario credibile. Per ora, però, i casi pubblici che mostrano dall’inizio alla fine la creazione di grandi botnet tramite HalluSquatting restano pochi.
La direzione generale, però, si vede bene: secondo la ricerca di Unit 42, gli strumenti generativi stanno facendo crescere sia il volume sia la raffinatezza di phishing, codice malevolo e sfruttamento automatico delle vulnerabilità.
Le stime riportate nella ricerca di Unit 42 parlano di oltre 28 milioni di incidenti informatici nel mondo nel 2025 legati a queste tecnologie. E se gli assistenti continueranno a inventare indirizzi convincenti, i criminali avranno sempre nuove esche da registrare.
A questo punto resta una domanda che non è solo tecnica, ma anche etica: si può davvero accettare che strumenti pensati per aiutarti a trovare informazioni diventino anche un motore così efficace per phishing, malware e attacchi automatici, stando a quanto documentato da Unit 42 di Palo Alto Networks?
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